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moliberal
il blog di Francesco Baruffi
27 settembre 2007
Aperitivo culturale in salsa Modenese.
Pubblicizzo una bella inizativa organizzata dalla Biblioteca della Facoltà di Economia "M. Biagi".
Per gli Economisti che si occuapano del tema dei Distretti Industriali e dello Sviluppo Locale la figura e l'opera del Prof. Sebastano Bruso è un "must". Per chi è interessato ad approfondire queste tematiche è sicuramente un' occasione per farlo nel modo migliore.
E' anche un modo per "vivere" più intensamente una biblioteca che è tra le più ricche - di volumi - e più belle d'Italia.


Giovedì  4 ottobre 2007 ore 17
presso
la  Biblioteca della Facoltà di Economia 
(piano terra  - ala est)
Viale J. Berengario 51 - Modena

Verrà presentato il volume:

Sebastiano Brusco
Distretti industriali e sviluppo locale.
Una raccolta di saggi ( 1990-2002)
a cura di
A. Natali, M. Russo e G. Solinas
(Il Mulino 2007)

Ne discuteranno:
Marco Bellandi, Sergio Paba e Josh Withford



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21 aprile 2007
Obama il laico

"I strongly disagree with today's Supreme Court ruling, which    dramatically departs from previous precedents safeguarding the health of pregnant women. As Justice Ginsburg emphasized in her dissenting opinion, this ruling signals an alarming willingness on the part of the conservative majority to disregard its prior rulings respecting a woman's medical concerns and the very personal decisions between a doctor and patient. I am extremely concerned that this ruling will embolden state legislatures to enact further measures to restrict a woman's right to choose, and that the conservative Supreme Court justices will look for other opportunities to erode Roe v. Wade, which is established federal law and a matter of equal rights for women." Barak Obama
  
                                                                                     




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16 aprile 2007
Auspici

Se sei liberista credi nel potere delle forze del mercato di autoregolamentarsi da sè. Se sei uno statalista non ci credi per niente . Se sei un liberista conscio dei limiti del mercato cerchi di fare in modo che dove il mercato fallisce intervengano o lo stato, attraverso una delle sue istituzioni, oppure un' autorità indipendente.
Se sei uno statalista e non hai una fiducia incondizionata nei poteri dello stato "auspichi" l'intervento di un privato di cui hai fiducia .Dimostri di non essere uno statalista con la S  maiuscola ma puoi vantarti d'essere un dirigista con le palle. In Francia una grossa fetta dell'economia è gestita in questo modo e se i privati non sono delle schiappe non è detto che l'interesse  privato e quello pubblico non possano andare avanti di pari passo.

Se, infine, non vuoi fare il liberista perchè non credi fino in fondo nel mercato ma, non vuoi fare nemmeno il dirigista perchè hai paura delle conseguenze che questo potrebbe avere "auspichi e basta".

Domanda :" In questo caso ti accorgerai, prima o poi, che stai dimostrando di non avere le palle?"




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16 aprile 2007
Assemblea Telecom

Oggi è il giorno dell'assemblea degli azionisti Telecom. Ci andranno in molti . Molti conteranno veramente poco e saranno lì solo per poter dire d'esserci stati. Altri ci andranno per potere dire che hanno detto la loro. Anche questa è democrazia e sarebbe stupido liquidarla con un ghigno sarcastico e irridente.
I rumors dicono che Pistorio dovrebbe essere eletto presidente. Rossi non ci sarà.




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15 aprile 2007
Orgoglio e socialismo
Non riesco ad entrare nella mente di chi gioisce d'orgoglio. Non fa parte del mio modo d'essere. L'orgoglio costituisce per me qualcosa di non completamente spiegato e spiegabile che spesso induce chi lo possiede o chi lo prova a prendere fischi per fiaschi.
Non sono orgoglioso d'essere di centro-sinistra . Lo sono e basta. Non sono orgoglioso d'essere liberal-socialista . Lo sono , punto.
Trovo - pertanto- alquanto ridicolo chi è orgoglioso d'essere socialista .



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10 aprile 2007
Telecom : la storia continua

Man mano che le possibilità che gli americani entrino nel CDA Telecom con il pacchetto di maggioranza  aumentano , più aumenta l'interessamento da parte dell'esecutivo.Il Governo sta cercando la soluzione in grado di tutelare maggiormente gli interessi nazionali. Prima ha tentato con la proposta Rai , ora spunta l'ipotesi "scorporo dell'asset strategico" , ovvero la rete di telefonia fissa, sulla base del "modello inglese". Nel frattempo gli analisti hanno iniziato a puntare sui cavalli in corsa. Lehman propende per l'ipotesi "compromesso in famiglia": ovvero o At & t e America Movil entrano in Olimpia,  acquisendone due quote e sostituiscono, di fatto, Tronchetti Provera e i Benetton nel patto di sindacato  che controlla Telecom dove sono presenti anche Generali e Mediobanca, o Mediobanca e Generali spingono altri soci ad acquisire le quote di Tronchetti Provera, magari alzando il prezzo, e quindi valutando maggiormante quel 18% di azioni Telecom con il quale la holding controlla la società di telefonia oppure, infine Mediobanca e Generali con un pool di banche esercitano il diritto di prelazione sullla quota Olimpia in mano agli altri soci e assumono direttamente il controllo di Telecom.
I piccoli azionisti possono stare tranquilli: non guadagneranno che pochi spiccioli perchè non ci sarà nessuna OPA.
Domani la CONSOB renderà noti i quantitativi di azioni in mano a ciascun socio Telecom e sarà, allora, più chiaro chi ha rastrellato quel 20% di azioni della società di telefonia che è stato scambiato negli ultimi giorni in Borsa: si capirà, allora, meglio  quali siano state le mosse di Mediobanca, France Telecom e Telefonica.




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5 aprile 2007
Telecom: tra mercato e realtà

La vicenda non è molto complicata. Tronchetti Provera ha deciso di mollare la preda. L'ha dissanguata tenendola artificialmente in vita con qualche dose d'ossigeno  fino a quando Telecom non ha più respirato. Il titolo ha perso più della metà del valore da quando Olimpia , una holding nata ad-hoc per contenere la partecipazione in Telecom e i cui soci sono Pirelli, che ne detiene  l'80% e la Famiglia Benetton che detiene il il restante 20%,ha scalato l'azienda leader in italia nella telefonia  
Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo quello che è avvenuto, soltanto, un anno fa, nel mese di luglio, quando i due soci proprietari di Olimpia avevano acquisito il 16% delle azioni della holding detenute da HOPA -una finanziaria di Gnutti- con un esborso di 622 milioni di euro e un ulteriore esborso di circa 80 milioni di euro per l'acquisto delle azioni Olimpia in mano a Holinvest -sempre di Gnutti- . L'accordo, che prevedeva l'uscita di Gnutti dalla holding, comprendeva anche un diritto di prelazione esercitabile nei due anni succcessivi riguardante il 65% del pacchetto di azioni Telecom Italia in mano a Holinvest , la quale complessivamente deteneva il 3,65% delle azioni della società di telefonia.
Ma cerchiamo di capire come si è arrivati ai fatti delle ultime ore.
Da quando Tronchetti Provera, attraverso una lunghissima piramide societaria, ha assunto il controllo e la guida di Telecom Italia  il titolo della società ha perso costantemente valore. In questo modo è aumentato notevolmente  il rischio che il capitale preso a prestito dalle banche attraverso Olimpia non riesca ad essere restituito e si sono ridotti  i canali attraverso i quali Olimpia puo' pagare gli interessi sui debiti contratti - costituiti prevalentemente dai dividendi e dall'accorciamento della catena di controllo-. La tecnica utilizzata per l'acquisto delle azioni Telecom è stata, infatti, quella del "levereged buy out"  che consiste nell'indebitarsi ponendo a garanzia del debito l'aumento di valore futuro delle azioni della società acquisita. L'investimento in Telecom, però, anzichè aumentare di valore è costantemente calato e questo ha aperto la danza degli scenari futuribili rendendo meno forte la posizione di Tronchetti Provera e  catalizzando su Olimpia l'attenzione, non solo di investitori stranieri e italiani ma, anche, del governo.Poco dopo la vittoria del centro-sinistra alle elezioni politiche Prodi  ha tentato di spingere lo stesso Tronchetti Provera a cedere il controllo della Telecom facendo entrare nell compagine dei soci la Cassa Depositi e Prestiti, al fine di garantire il mantenimento della società di telefonia in mani italiane.
Tronchetti Provera ha resistito all'inviro e, pochi mesi dopo, ha presentato un piano industriale che prevedeva lo scorporo dell'attività di telefonia mobile per trasformare Telecom in una media-company sfruttando le rosee prospettive che gli analisti prevedevano per gli operatori del mercato di produzione e diffusione di contenuti multimediali.
Nè il Governo , nè tantomeno il mercato  hanno, però, accolto troppo benevolmente l'ennesima operazione straordinaria decisa dal CDA Telecom e, Tronchetti Provera è stato costretto a rinunciare al suo ruolo operativo e ha dovuto cederlo al Prof. Rossi.In quelle settimane di settembre del 2006 si è registrato uno scontro senza esclusione di colpi tra tra i vertici della società e il governo nel quale sono emerse notizie che dovevano rimanere riservate che costrinsero il consigliere economico del capo del governo a dimettersi .
Negli ultimi giorni Tronchetti Provera si è trovato di fronte alla prospettiva di dovere cedere alle banche il pacchetto di azioni Telecom in mano a Olimpia sotto pressione delle stesse che sono impazienti di rientrare della loro eccessiva esposizione e soprattutto sono desiderose di vedere varato da Telecom un piano industriale credibile  che valorizzi il loro investimento.Mucchetti, vice direttore ad personam del Corriere della Sera ha tracciato le linee del piano studiato da Mediobanca per salvare l'impero di Tronchetti Provera scindendo Pirelli in due società distinte una delle quli sotto il pieno controllo delle banche. 
Come un pugile barcollante ma non ha ancora finito o, meglio ancora, come un abile prestigiatore Tronchetti Provera ha tirato fuori l'ennesimo coniglio dal cilindro. Due giorni fa ha annunciato, pubblicamente, l'interessamento di At & t e America Movil per l'acquisto di due quote di azioni di Olimpia per un controvalore di 2,7 miliardi di euro."Le offerte di At&T e America Movil valutano i titoli Telecom, in portafoglio ad Olimpia, 2,82 euro per azione, deducendo l'indebitamento netto della holding". La cessione da parte di quest'ultima della sua partecipazione in Telecom comporterebbe l'ingresso di due società americane nella più grande azienda di Telefonia Italiana e scompaginerebbe l'assetto del patto di sindacato che controlla il CDA della stessa. Valorizzerebbe le azioni in mano a Tronchetti Provera consentendogli di contenere le perdite rispetto all'investimento iniziale ma non soddisferebbe le banche le cui partecipazioni non ne trarrebbero alcun beneficio. Ma, soprattutto, penalizzerebbe i piccoli investitori che vedrebbero cambiare il timone della società senza che le loro azioni aumentino di valore .
Gli scenari che ora si sono aperti sono molti , i più probabili sono quattro.
1)Il primo lo chiameremo "scenario del mercato libero". At & t  e America Movil acquisiscono le due quote di Olimpia e diventano i principali azionisti della medesima. Fanno un accordo con Generali e Mediobanca che consenta loro di controllare il CDA di Telecom  e di varare un nuovo piano industriale forti dell'esperienza che possono vantare nel mercato telefonico.Occorre fare però una premessa: quest' ipotesi prevede che Mediobanca e Generali rinuncino al loro diritto di prelazione sulle azioni Telecom in mano ad Olimpia."Se decideranno di esercitarlo, acquistando le quote oggetto della trattativa, a AT&T e America Movile dovrà essere pagato un indennizzo di 16 milioni di euro ciascuno. Se invece l'operazione andrà in porto, la società che controlla Telecom sarà per poco più del 66% in mano agli stranieri: l'azionariato sarà diviso in tre quote uguali, una in mano ad AT&T, una a America Movil (con Telefonos de Mexico), e la terza in portafoglio a Pirelli e Sintonia, che avranno il diritto di uscire dalla società dopo un anno, grazie ad una opzione put, cedendo la quota agli altri due soci."
2)Il secondo lo chiameremo "scenario delle banche padrone". Generali e Mediobanca si accordano con un' azienda operante o nel settore della Telefonia o in quello dei media e, garantendole un prestito, le fanno acquisire, attraverso un rastrellamento di mercato, le azioni Telecom non detenute da Olimpia. Tronchetti Provera  e i Benetton rimangono a bocca asciutta e o decidono di cedere le azioni Telecom che sono in loro possesso  a un prezzo più basso di quello valutato da At & t e America Movil oppure rimangono nella compagine societaria perdendone . Tronchetti Provera non lo si vedrebbe più bazzicare per le strade del centro di Milano a braccetto della bella Afef ma non andrebbe, di certo, in convento.
3)Il terzo lo chiameremo "scenario della banca che raccoglie la sfida". Le banche italiane , in particolare Mediobanca-Generali, Unicredit e Intesa  potrebbero rastrellare sul mercato un quantitativo di azioni Telecom  sufficiente per "rendere vana la mossa del cavallo che Tronchetti ha impostato domenica per uscire dall'angolo nel quale si trovava". Come sostiene Mucchetti questa opzione "avrebbe il significato di una svolta radicale. Raccoglierebbe la sfida di Tronchetti e rilancerebbe in campo aperto.Sul mercato e a prezzi di mercato."
4)Il quarto scenario  che chiameremo "imprevedibile" è il seguente: altri operatori del mercato, sfruttando le basse quotazioni dei titoli Telecom, potrebbero tentare una scalata, con o senza l'appoggio delle banche italiane, magari, lanciando un'OPA e valorizzando, così, anche le quote detenute dai piccoli azionisti.Le banche italiane ,soddisfatte per la valorizzazione delle loro partecipazioni, potrebbero  uscire dal capitale Telecom con un bel gruzzoletto in mano. Ma chi controllerebbe Telecom in questo caso? Potrebbero essere operatori stranieri desiderosi di assumere il controllo della società soltanto per spezzettarla e ricavarne un bel guadagno o potrebbero essere competitors intenzionati soltanto ad acquisire la tecnologia e il know-how di Telecom senza valorrizzarne gli assets indistriali. Ma, il dubbio che arrovella le menti dei "salotti buoni " della finanza è il seguente :"i nuovi proprietari si siederebbero ai nostri salotti o giocherebbero a carte scoperte esautorandoci del nostro potere?".
Questi dubbi sono condivisi anche dal governo il quale sta cercando di condizionare la partita in vario modo:  prima ha messo in campo la RAI, poi ha appoggiato, anche se con discrezione , l'"opzione Passera", il quale ha accolto l'apertura di At & t e America Movil  e si dice "pronto a partecipare".
Nel frattempo Mediobanca e Generali affilano le loro armi  e chiedono, ufficialmente, la convocazione del patto di sindacato che, per legge, deve riunirsi entro 15 gg dalla data di invio delle lettere di convocazione. Il patto di sindacato - ricordiamo- decide gli orientamenti di voto che i componenti del patto devono assumere in Consiglio di Amministrazione. Il Prof. Rossi, invece, ha deciso di non stare nella partita e di ritornare dai suoi studenti :non ha aspettato il prossimo CDA Telecom  e ha rilasciato alcune dichiarazioni di fuoco al giornale "la Repubblica".








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21 novembre 2006
Fuori gli indugi, dentro al PD
In questi giorni le ipotesi che emergono dentro alla Rosa nel Pugno sembrano concentrarsi su di un obbiettivo che seppur affascinante ha un limite molto profondo. L’ipotesi che si sta facendo largo anche nelle file dell’associazione “Per la Rosa Nel Pugno” è quella di dare vita ad un partito o a un movimento liberal-socialista che raccolga il consenso di quella fetta del Paese che, pur avendo votato per l'Unione, è scontenta dell’eccessivo peso politico che sta assumendo al suo interno la sinistra massimalista .Questo nuovo soggetto politico dovrebbe fare pressioni sulle forze riformiste dei DS e su coloro che hanno creduto che la Rosa nel Pugno potesse diventare un partito liberal-socialista in grado di raccogliere ampi consensi nel Paese, per unirli nella realizzazione di un progetto politico modernizzatore.

E’ un’ipotesi affascinante che, a prima vista, sembrerebbe dotata di una notevole forza propulsiva in grado di catalizzare l’attenzione anche di coloro che, nell’ideale liberal-socialista non ci credono fino in fondo, ma che non credono neppure più nella prospettiva di un Partito Democratico riformista, laico e moderno .

Il limite della proposta è che nasce dopo il fallimento di un nobile tentativo distrutto da tradizioni politiche che, seppur altrettanto nobili, non riescono a immergersi fino in fondo in quella modernità che, loro stesse vorrebbero venisse accettata, come sfida, dal Paese.
Quel fallimento è stato determinato da rancori che non sopiscono , ma soprattutto dalla mancanza di una mission chiara che sarebbe potuta nascere grazie ad una sintesi politico-culturale efficace dalla quale fosse scaturito un manifesto politico innovativo e capace di parlare sia ad una borghesia colta e responsabile sia a tutta quella parte di elettorato di centro-sinistra che oggi si sente deluso dal governo Prodi .
In parole povere non si è riusciti a fare sintesi tra coloro che volevano usare la RNP per realizzare la “rivoluzione liberale “ e coloro che vedevano in quel soggetto politico un partito in grado di portare i temi del liberal-socialismo nel dibattito politico, inserendoli nell’agenda dell’esecutivo e, raccogliendo consensi progressivi nel Paese.

A questo punto, però, la credibilità di coloro che, coerentemente, hanno portato avanti questa seconda ipotesi stenta a decollare. Di fronte ad un progetto di Partito Democratico, seppur solamente abbozzato, ma presente nel dibattito politico e, in una fase di transizione in cui si sta scaldando il dibattito pre-congressuale di DS e Margherita, l’ipotesi del soggetto liberal-socialista perde quell’aura di coerenza rispetto al'ideale di riferimento che aveva manifestato prima delle scorse elezioni.

Credo che sarebbe molto più credibile e anche sensato esplicitare la volontà di adesione al PD , e iniziare a fornire un contributo sostanziale, ancora prima che si muovano le dirigenze di DS e Margherita, ad una bozza di carta di valori e di statuto che stimolino il dibattito pubblico, piuttosto che dettare le condizioni per un eventuale ingresso .

Solo nel caso in cui il progetto del PD decollasse sotto i peggiori auspici, si concretizzasse attraverso le semplici strette di mano dei vertici di partito e partorisse un manifesto poco modernizzatore, poco riformista e poco liberal-socialista, si dovrebbe pensare a “Che fare?”.

Credo,inoltre, che questa scelta andrebbe fatta al più presto perché l’incertezza sulla strada da percorrere permane, ormai, da troppo tempo e rischia di fare scemare completamente gli entusiasmi di chi le forze, in quel senso, è intenzionato a usarle e nel limbo non ci vuole rimanere. Penso che la borghesia colta ,che ha sostenuto la Rosa nel Pugno durante le elezioni e, che è gia rimasta scottata dal mancato riconoscimento di un ruolo all'interno della RNP, non ne abbia più tanta voglia di ipotesi che durano l’arco di settimane. Ecco allora il mio invito. Si accetti la sfida del PD. Si entri nel dibattito sulla forma del nuovo partito utilizzando l’esperienza maturata nel dibattito sul futuro della RNP e, si uniscano le forze di tutti coloro che credono nel progetto di un partito veramente democratico, moderno, laico, aperto e fortemente riformista. Gli onorevoli Binetti, D’Alema e Castagnetti avranno pane per i loro denti e non sono così sicuro, visto l’andamento incerto del governo, che i consensi , anche all’interno di DS e Margherita, saranno poi così pochi.




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20 ottobre 2006
Sarà presidente



permalink | inviato da il 20/10/2006 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
20 ottobre 2006
Parole sante
"La Finanziaria 2007 è stata finora giudicata in base a quanto dà o toglie: alla "classe media", ai lavoratori autonomi, ai dipendenti, alle imprese; in breve, per i suoi effetti redistributivi. Ma una Finanziaria non si limita a ridistribuire un reddito dato: influenza anche la convenienza a produrne di nuovo, modificando gli incentivi a investire e a creare posti di lavoro. Sono questi gli effetti davvero importanti per la crescita – il problema numero uno dell’Italia di oggi e di domani".(continua)

Francesco Daveri (www.lavoce.info)



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. . tutto è nella mani
dell’uomo,

e tutto esso si lascia
 portar via sotto il naso,
solamente per
vigliaccheria. . .

. . . Sarei curioso di
sapere che cosa gli
uomini temono
più di tutto.

 Fare un passo nuovo,
 dire una parola propria
li spaventa al massimo
grado. . .

Dostoevskij, Delitto e Castigo

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Sonja : Oh no, Boris, no!
Ti prego!
Il sesso senza amore
è una vacua esperienza.

Boris: D'accordo ma…
nella sfera delle esperienze vacue
 è una delle migliori!
 

Woody Allen,Amore e guerra